MINDFULNESS

MINDFULNESS

Mindfulness è una parola inglese che traduce il termine “sati”, che, in lingua Pali, significa “attenzione consapevole” o “attenzione nuda”. Mindfulness è uno stato mentale, un modo di essere, un atteggiamento nei confronti della vita. Ciascuno di noi può trovare questo stato dentro di sé, si tratta di coltivare questo atteggiamento giorno dopo giorno, con perseveranza e pazienza. Possiamo farlo utilizzando la pratica: ci alleniamo quotidianamente a rimanere nel momento presente utilizzando vari supporti: le sensazioni corporee, il respiro, il movimento, i suoni, i pensieri. Impariamo a stare nel “qui e ora” in un modo particolare, senza giudizio e con intenzione. Questo significa essere presenti a ciò che accade, gradevole o sgradevole, prendendolo per come è, senza interpretarlo o meglio, sapendo che le nostre interpretazioni sono tali e che quindi non sono “la Verità”. Si tratta di apprendere la libertà di agire, anziché reagire costantemente in modo automatico partendo da schemi condizionati che ciascuno si porta dietro in base alla propria storia di vita e al proprio modo di essere.
Non è facile descrivere la Mindfulness, è qualcosa che va sperimentato sulla propria pelle; le parole rischiano di apparire banali o di difficile comprensione. Proverò a spiegarmi partendo dalla definizione.
Mindfulness significa essere presenti, con intenzione, a ciò che accade, mentre accade, senza giudizio.
Essere presenti – quante volte siamo davvero presenti a ciò che stiamo facendo? Quante volte invece siamo presenti con il corpo ma con la testa siamo da tutt’altra parte? Più l’azione che compiamo è legata alla nostra routine, più la nostra mente è altrove; guidiamo verso casa, con l’intenzione di passare a comprare qualcosa o fare una strada diversa per qualche motivo e ci ritroviamo a destinazione senza renderci conto del tempo trascorso guidando, essendoci completamente dimenticati della nostra intenzione; camminiamo per la strada, facciamo la doccia o beviamo il caffè senza nemmeno accorgerci, mangiamo senza davvero sentire il gusto di ciò che stiamo masticando… semplicemente non ci siamo! Inseriamo il pilota automatico e agiamo come automi. In questi momenti nella nostra mente scorre un flusso di pensieri di cui spesso siamo del tutto o in parte inconsapevoli. Questo flusso, soprattutto se soffriamo di disturbi dell’umore, ci può facilmente portare verso stati d’animo che siamo in grado di cogliere solo quando sono molto intensi e difficili da gestire. È come salire su un treno senza nemmeno accorgersi e scendere ad una fermata senza sapere dove siamo né perché. C’è di più: fin dall’infanzia, potrei dire dal concepimento, siamo immersi nell’esperienza: l’interazione tra il nostro temperamento innato e l’ambiente che ci circonda influenza inevitabilmente il nostro punto di vista sul mondo. Da qui si verranno a creare alcuni condizionamenti che ci accompagneranno silenziosamente, automaticamente, per tutta la nostra vita. Tali condizionamenti possono essere inizialmente utili e adattivi, nel corso del tempo possono diventare però inutili se non addirittura nocivi. Prendiamo per esempio un bambino che quando cade e si fa del male invece di ricevere conforto e consolazione viene sgridato; questo bimbo imparerà a far passare inosservate delle sue disavventure e questo gli consentirà di non essere redarguito, ma da adulto forse avrà qualche problema nel chiedere aiuto nei momenti di bisogno. Una bambina che non riceve dal contesto in cui vive il calore e le attenzioni di cui ha bisogno se non quando ha l’influenza o qualche altro malanno diventerà forse un’adulta che continuerà ad utilizzare la malattia come modalità per richiedere attenzione. Piccolo esempi per mostrare come questi condizionamenti siano sottili ed agiscano in modo totalmente automatico, ossia al di fuori della nostra consapevolezza. Gli stimoli e le situazioni che incontriamo quotidianamente sono continuamente filtrate da tali vissuti; per questo, raramente siamo davvero presenti alla nostra esperienza del momento. In questo automatismo i nostri condizionamenti sono liberi di prendere il sopravvento e di portarci a reagire per come noi interpretiamo le situazioni, non per come esse sono realmente: se camminiamo per la strada e incrociamo qualcuno che non ricambia il nostro saluto potremo pensare, a seconda di chi siamo e di come ci sentiamo, che non abbia voluto salutarci, che sia preoccupato per qualcosa, che semplicemente non ci abbia visto. Il modo in cui noi interpretiamo l’evento può essere fonte di emozioni e stati d’animo che ci creano sofferenza; attenzione: è quindi la nostra interpretazione il problema, non l’evento in sé! La pratica della mindfulness agisce mostrandoci i nostri condizionamenti, scardinandoli, facendo si che possiamo non darli per scontati come invece spesso facciamo. Vivere il momento presente e vedere la realtà per come davvero è, significa essere liberi dai condizionamenti del passato e quindi nella possibilità di agire nel modo migliore per noi in questo determinato momento, che di fatto stiamo vivendo per la prima volta!

Con intenzione – praticare la mindfulness significa accorgersi che la nostra mente sta vagando chissà dove e riportarla a ciò che stiamo sperimentando. È un’operazione che richiede costanza e tanta pazienza, anche solo per iniziare a renderci conto che siamo così costantemente immersi nei pensieri. La pratica formale (gli “esercizi” che si imparano nei percorsi per apprendere a sviluppare la mindfulness) aiuta ad allenarsi in questa direzione. Nella quotidianità si diventa sempre più sensibili e abili nell’accorgersi che la nostra testa è altrove e riportarla nel “qui ed ora”. È fondamentale rinnovare ogni giorno l’intenzione di proseguire su questo cammino.
Senza giudizio – il sistema di assimilazione di ciò che ci accade funziona in questo modo: percepiamo (uno stimolo, una sensazione, un evento), lo riconosciamo (in base alle esperienze vissute e al nostro modo di essere), lo valutiamo (lo giudichiamo come piacevole o spiacevole) e reagiamo di conseguenza; tutto questo avviene in un tempo brevissimo, senza che noi ce ne accorgiamo e la nostra reazione, quindi, come già detto, è spesso automatica. È come se la pratica della mindfulness ci permettesse di dilatare questo tempo, lasciandoci la possibilità di discernere la pura percezione dalle due successive fasi del processo (riconoscimento e valutazione) rendendocene consapevoli e quindi maggiormente liberi di agire.

Il protocollo attraverso il quale si impara ad utilizzare la Mindfulness prevede una serie di incontri nei quali, attraverso diverse pratiche di auto osservazione si impara a vivere nel momento presente in modo non giudicante (e riconoscendo la nostra tendenza al giudizio), dapprima utilizzando le sensazioni corporee e poi anche i contenuti mentali (pensieri ed emozioni) e le relazioni che intercorrono tra corpo e mente. Non si tratta di modificare i contenuti mentali ma la relazione che abbiamo con essi, interrompendo l’automatismo che ci obbliga ad identificarci con ciò che viviamo: la tendenza che abbiamo infatti è quella di far coincidere ciò che pensiamo o proviamo con noi stessi, questo ci lascia poco spazio d’azione e a volte ci fa sentire sopraffatti. La Mindfulness ci insegna a non dare per scontato il nostro punto di vista (l’identificarci con esso) facendocelo riconoscere come un punto di vista, appunto, che non coincide con la realtà ma che è “semplicemente” frutto del nostro personalissimo modo di vedere le cose. Questo ci permette di considerare altre prospettive, concedendoci una maggiore libertà di azione e in generale un senso di maggior respiro, ponendoci nella posizione migliore per poter stare nel modo più confortevole possibile anche nella condizione peggiore.

Il Percorso
E’ costituito da dieci incontri della durata di due ore e trenta circa ciascuno, più una giornata intensiva, aperta anche a tutti coloro che abbiano partecipato precedentemente.

A chi si rivolge? A chi vive situazioni stressanti, a chi ha sviluppato una particolare sofferenza psicofisica – disturbi d’ansia, del sonno, depressione, disturbo osessivo-compulsivo, disturbi alimentari, malattie o dolori cronici… ma in generale anche a chi desidera accrescere le proprie capacità di ascolto di sé per sviluppare un maggiore equilibrio psicofisico.

I percorsi basati sulla Mindfulness possono integrare interventi di tipo terapeutico, medico o psicologico.

Per maggiori informazioni: Laura Onor, psicologa e psicoterapeuta, insegnante di mindfulness certificata ISIMIND (IStituto Italiano per la MINDfulness)3389036668 email: lauraonor@hotmail.it